mercoledì 17 luglio 2019

Recensione - L'inverno di Giona-


Autore: Filippo Tapparelli

Titolo: L'inverno di Giona

Casa Editrice: Mondadori

Collana: Scrittori Italiani e stranieri

Pagine: 190

Genere: Romanzo italiano

Formato: e.book.






Trama:

Siamo su una montagna ostile, fa molto freddo. Giona non ha ricordi. Ha poco più di quattordici anni e vive in un villaggio aspro e desolato insieme al nonno Alvise. Il vecchio, spietato e rigoroso, è l'uomo che domina il paese e impone al ragazzo compiti apparentemente assurdi e punizioni mortificanti. In possesso unicamente di un logoro maglione rosso, Giona esegue con angosciata meticolosità gli ordini del vecchio, sempre gli stessi gesti, fino a quando, un giorno, non riesce a scappare. La fuga si rivelerà per lui un'inesorabile caduta agli inferi, inframmezzata da ricordi della sua famiglia, che sembrano appartenere a una vita precedente, e da apparizioni stravolte. In un clima di allucinata sospensione temporale, il paese è in procinto di crollare su se stesso e la terra sembra sprofondare pian piano sotto i piedi del ragazzo. La verità è quella che appare? Solo un decisivo cambio di passo consentirà al lettore di raggiungere la svolta finale e comprendere davvero che cos'è l'inverno di Giona. Filippo Tapparelli, qui al suo esordio letterario, ha scritto un giallo onirico lontano da virtuosismi stilistici e intriso di atmosfere di perturbante ambiguità, descritte con potenza evocativa.

Recensione:

"Non ti ho mai conosciuto davvero, padre. Uomo sparito, fantasma di un fantasma. Hai carne di vento, pelle di nebbia. Non ti riconosco eppure sei me centomila volte al giorno." 


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Dopo aver abbandonato la lettura di 'Le sette morti di Evelin Hardcastle', che ho lasciato perché noioso e lentissimo, ( ma credo che lo finirò prima o poi),lo stesso gruppo di lettura che ha suggerito il titolo di Turton,  ha poi proposto ' L'inverno di Giona', come lettura di gruppo successiva.  In un primo momento non volevo saperne, poi però ho letto la trama e non mi era sembrato male, e visto che aveva poche pagine  e che  ho trovato l'e.book in offerta, mi son detta ' Proviamo'.
 Ho iniziato a leggerlo per caso e....dopo la prima pagina ero già stregata.  Anzi diciamo che sono stata trascinata dentro al vortice del libro. Leggere 'L'inverno di Giona' è un esperienza strana e intensa, per nulla facile e a  tratti doloroso.   A metà  fra l'onirico e il giallo, Tapparelli ci racconta la storia di Giona e del suo paese, del suo rapporto con il nonno Alvise, e come le tre cose sussistano  fra loro in un delicato equilibrio.  Un equilibrio che s spezza appena il protagonista si ribella , ed esce dalla routine di tutti i giorni.  Ci presenta uno spazio sospeso nel tempo e personaggi davvero singolari e strani.  Intenso, quasi da far male , l'autore ci porta, attraverso uno stile lineare ma  forbito,   a scoprire non tanto la vera natura di Giona, ma la nostra.  Ci spinge a guardare noi stessi, a quello che siamo , a scavare dentro di noi  per capire   perché siamo arrivati ad essere quello che siamo.  Facendo un azzardo definirei il libro di Tapparelli , un romanzo di formazione, e non mi sorprende che abbia vinto un concorso importante come  Il Premio Calvino  nel 2018.  Durante la lettura, inizialmente vorremo solo sapere della sorte del protagonista e cercheremo un senso logico a tutte i fatti strani che ci troveremo ad affrontare, di capire veramente dove l'autore voglia andare a parare... e non è detto che all'ultima pagina la troveremo . Devo dire che questo libro è stato davvero una piacevole scoperta, Amo il modo delicato in cui Tapparelli ha saputo trattare temi delicati quali l'assenda di affetto, la colpa e di come  ne sia riuscito a parlarne senza risultare falso o  banale, ma donandogli, al contrario, forza e realismo.  A meno che non ci siano eclatanti colpi di scena direi che questa sarà la miglior lettura dell'anno.

Citazioni:

“È così tanto tempo che tengo la testa chinata a cucire che mi sembra di non averla mai avuta sollevata. Vivrò il resto dei miei giorni a rimirarmi le punte dei piedi. Imparerò tutto sulle ginocchia, sui sassi e sui pavimenti degli scantinati…”

'' Ricordo le cose che faccio e come devo farle, ma non il momento in cui ho imparato le più importanti, Quando mi sono fatto male per la prima volta e non ho pianto. Vivo in un tempo fermo dove i ricordi non esistono, dove non esiste un prima. ''

Consigliato: Assolutissimamente si.

Voto: 9

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